Montagna Infinita

Montagna Infinita

Cento volte dodici minuti. Cento film di dodici minuti, uno per ogni canto della Divina Commedia. Venti ore di proiezione. Il tempo di ascoltare tutti i versi del poema e di conoscere meglio e amare di più questo nostro meraviglioso paese, così diverso di regione in regione, per gente, dialetti, costumi, economia, storia, flora, fauna, mari e monti, e che noi proviamo ad unire, attraverso la lingua di Dante, che, ascoltato sulle immagini della nostra vita di oggi, può riprendere il posto che si merita, quello non solo del più grande, ma anche del più attuale dei poeti. Ogni canto è uno sguardo nuovo su di un luogo diverso, famoso o segreto, del Centro del Nord, del Sud delle Isole. Uno sguardo sorpreso, commosso dai segni ineluttabili dello scorrere del tempo sugli uomini e sulle cose. La prima parte del progetto IN VIAGGIO CON DANTE, prodotto dalla Società Dante Alighieri, con il sostegno di Arcus, è già terminata e pubblicata in un elegante, funzionale cofanetto di sette dvd: MARATONA INFERNALE. Un titolo che propone la visione/ascolto della prima cantica, la più conosciuta, senza interruzioni, perché il cammino di Dante, lastricato di versi sublimi, di passioni, pensieri, invettive e pietas, non ha mai sosta. A noi, rigenerati, dall'oscurità alle stelle, adesso tocca la dolce salita del Purgatorio. Dopo quasi quattro anni di prove, di delusioni e di entusiasmi, rigenerati dal buio alle stelle, confortati dal plauso convinto in tutte le presentazioni in Italia e all'estero, ricominciamo a sperimentare, nel senso più vero, di libertà e di ricerca, perché ogni dilettante, amateur, il solo che ancora possiamo chiamare artista, deve essere sempre pronto a ricominciare daccapo, sia in campo scientifico sia artistico, rivedendo le sue convinzioni. Naturalmente non iniziamo proprio da zero, il titolo, per esempio, è già deciso: MONTAGNA INFINITA. E poi si tratta sempre di un viaggio, un viaggio in Italia, e la struttura rimarrà la stessa. Ma adesso veniamo trasportati in un mondo nuovo, in una diversa atmosfera dove risuona una diversa armonia, c'è un altro respiro. L'atteggiamento dominante, pur nelle sofferenze purificatrici, è la nostalgia del passato, della favola breve che è stata la vita. Una nostalgia che è anche nostalgia dell'avvenire, di un bene sommo struggentemente atteso. Qui domina la carità, verso Dio e verso il prossimo, con la conseguenza della coralità, dello stare, dell'andare, del pregare, del cantare insieme, della concordia. Per noi questo porta ad un nuovo, più forte bisogno di musica, elemento essenziale già nella Maratona Infernale, sempre con l'invenzione e la generosità del Maestro Savio Riccardi, ma adesso sentiamo la necessità di un lavoro più ricco, continuo e completo, di un veicolo musicale che ci trasporti, invisibile tappeto volante, fino al volto di Beatrice. Quindi sarà una grande a liberare i temi, gli assoli e i contrappunti per i versi, già così musicali del Purgatorio. Anche perché, mentre l'Inferno appariva come un'arida landa aperta a tutte le intemperie, quindi aperta a forti contrasti sonori, fatti di vuoti e di sottolineature, nel Purgatorio spira un'aura fecondatrice, che incornicia il monte solitario con l'avvicendarsi di albe, notti, tramonti e tiepide luci del giorno. Domina un paesaggio che vuole riflettere l'atteggiamento psicologico dei penitenti. Questa musica nuova impone un nuovo esercizio di lettura, perché tutto, in questa seconda cantica, è più complesso. Così anche il linguaggio, lo stile, il ritmo delle riprese, sempre con l'aiuto di Carlo Sgambato, dovrà adeguarsi alle nuove visioni del Poeta. Movimenti più fluidi, più liberi, piani sequenza più lunghi, magari cercando spazi paesaggistici, più dolci e paurosi. Altri luoghi d'Italia, suggeriti con certosina sapienza da Valentina Spata, dove ancora si possano scovare segnali di sapienza misterica, di antiche tradizioni, come la memoria contadina, il lavoro, la vita degli uomini con gli animali, le transumanze, i culti che non riescono a morire. Ma anche le rovine delle grandi utopie della storia, alcune appena precedenti a Dante, alle quali è rivolto il suo lucido pensiero, altre che affondano nere radici tentacolari nei millenni che ci hanno preceduto senza svelare né la loro origine, né la loro fine, memorie di pietra di raffinate civiltà. Per ora abbiamo girato a Castel Del Monte (fissato simbolicamente, con Paolo Peluffo, come prima ripresa) monumento che ancora nasconde, con le sue forme iniziatiche, gli scopi ai quali lo aveva destinato Federico II; al respiro arcaico di Matera, un tempo "vergogna d'Italia", oggi capitale europea della cultura, tra i Sassi, le chiese rupestri, le feste religiose; al lavoro, ormai estinto, dei carbonai sui monti del Matese; ai  monumenti nuragici della Sardegna, alle sue dismesse miniere; per raggiungere infine le montagne assolute delle Alpi tra Bolzano e Gorizia. Tra le pieghe di questa Italia, cercheremo anche di esplorare il cuore dei nostri migliori artisti contemporanei, fotografi, scultori, pittori, nella convinzione che visti nella genuinità del loro esporsi quotidiano, nel farsi delle loro opere, del loro inesausto sacrificio, così in linea con lo spirito senza tempo della poesia, possono diventare i migliori testimoni della salute spirituale del mondo.