Inferno, Canto II

È il venerdì santo, verso il tramonto del giorno. La scena si delinea sul pendio lieve del colle della Grazia. Dante si prepara, unico fra i vivi, a fare il periglioso ma inevitabile viaggio nel regno dei morti, agli inferi. I primi 6 versi descrivono il calare della sera, quando l’oscurità toglie dal lavoro gli esseri viventi, mentre lui soltanto si “apparecchiava a sostener la guerra/ sì del cammino e sì della pietate, /che ritrarrà la mente che non erra” (v. 4-6).
Il lettore si dovrà abituare alle invocazioni da parte del Poeta alle muse (e poi alla stessa divinità impersonata da Apollo nel I canto del Paradiso), affinché lo assistano a tenere a mente quanto vedrà di eccezionale, per poterlo narrare ai contemporanei e ai posteri. Si viene man mano delineando una missione speciale, che Dante pellegrino ancora non intende, né forse sospetta. Infatti, rivolge a Virgilio alcuni dubbi per venire rassicurato da lui sui pericoli e le possibilità di compiere un viaggio insolito, realizzato soltanto da uomini eccezionali quali Enea e san Paolo, ma essi perseguivano fini superiori: politici il troiano, religiosi Paolo di Tarso. “Ma io, perché venirvi? O chi ‘l concede? / Io non Enea, io non Paulo sono;/ me degno a ciò né io né altri crede” (v. 31-33), dice Dante, indirettamente ponendo le basi della sua importanza provvidenziale, perché a lui sarà affidato il compito di mettere per iscritto la propria esperienza al fine di salvare l’umanità dai rischi del peccato (Gioachino da Fiore parla dell’ età dello Spirito, infatti).
È dunque necessario che Virgilio, a questo punto, parli chiaro. Mentre si trovava nel Limbo, giunse a pregarlo personalmente Beatrice, mossa da un trepido amore, affinché il grande saggio antico che Dante ammirava quale Maestro ponesse i suoi servigi e le capacità di persuasione finalizzati alla salvazione del Fiorentino. Inoltre, Virgilio rincara la dose, stringendo il Poeta smarrito dentro un cerchio da cui non può fuggire: la Vergine Maria, e santa Lucia di cui Dante era devotissimo in seguito a una grave malattia agli occhi, avevano persuaso Beatrice a correre in aiuto del suo amico che l’aveva così tenacemente amata in vita.
La volontà di entrambi è una: procedi –afferma l’Alighieri, rivolto alla Guida, al Signore e al Maestro.
Appena Virgilio si mosse, il discepolo entrò con lui nel cammino arduo e selvaggio.

Aldo Onorati

Aldo Onorati è autore tradotto in molte lingue nel mondo.
Tra i suoi libri più conosciuti: La saga degli ominidi (VII ed.); Lettera al padre (VI ed.); Incontro con Zaccaria Negroni (X ed.); Nel frammento la vita (V ed.); Il sogno, l’incubo, il sacrilegio; Gli ultimi sono gli ultimi (III ed.) etc. Fra i suoi numerosi saggi critici, il più noto: Dante e l’omosessualità. L’opera omnia delle sue poesie è del 2005. Dantista, è supervisore e post-fatore del libro Chanzona Ddante di Luois M. La Favia: la scoperta di un inedito del Divino Poeta.
È stato docente di Lettere agli istituti superiori e giornalista di testate nazionali, oltre che collaboratore della RAI-TV, Terzo programma, Dipartimento Scuola-Educazione. Direttore editoriale per molti anni in Roma, tiene conferenze e seminari di studi su Dante, sulla letteratura Italiana e sulla tecnica del verso.Con la nostra casa editrice ha pubblicato, nel 2013, il romanzo Le tentazioni di Frate Amore, già in seconda ristampa.