Virgilio è la guida di Dante nel viaggio attraverso i nove cerchi infernali e nell'ascesa al monte del Purgatorio. Dalla settima Cornice del Purgatorio ai due poeti si affianca Stazio, che ha completato il cammino di purgazione e si accinge ad ascendere al Paradiso. Giunti nel Paradiso Terrestre, Virgilio saluta Dante e si appresta a tornare nel Limbo. Beatrice si sostituisce al poeta latino nel ruolo di guida attraverso i nove cieli del Paradiso. Giunti nel decimo cielo, l'Empireo, Beatrice torna al suo seggio nella Candida Rosa ed il ruolo di guida, nell'ultimo tratto del viaggio ultraterreno, viene assunto da S. Bernardo di Chiaravalle.

Publio Virgilio Marone nacque il 15 ottobre del 70 a. C. ad Andes, un piccolo villaggio nei pressi di Mantova, da una oscura famiglia di coltivatori. La sua formazione ebbe inizio a Cremona, dove frequentò la scuola di grammatica, e dove, a quindici anni, prese la toga virile. Da Cremona si trasferì a Milano e poi nuovamente a Roma, alla scuola del retore Epidio, esponente dell'indirizzo asiano, così chiamato perchè di moda in Grecia, uno stile oratorio ricco e brillante, in netto contrasto con lo stile semplice degli oratori classici. Epidio, inoltre, annoverava tra i suoi discepoli i giovani che sarebbero diventati gli elementi di spicco della futura classe dirigente di Roma, fra cui Marco Antonio e Ottaviano. Virgilio, tuttavia, schivo per natura, non aveva talento oratorio, nè intendeva perseguire la carriera forense. Abbandonò così la retorica per dedicarsi agli studi filosofici, e in particolare all'Epicureismo, che approfondì a Napoli alla scuola di Sirone. Qui divenne intimo amico di Vario Rufo e Plozio Tucca, che saranno poi i curatori della prima edizione dell'Eneide.

L'incontro di Dante con Virgilio, all'uscita dalla "selva oscura" così come la sua elezione a guida nel viaggio attraverso l'Inferno e lungo le sette cornici del Purgatorio "non ha soltanto un significato simbolico, nel contesto religioso e morale del poema, ma anche un preciso avvertimento letterario, preceduto ed accompagnato dal ripudio di un altro poeta, Ovidio, e della poesia d'amore, in un più ampio ed ambizioso progetto di rinascenza culturale" (G. Petrocchi, Il I canto dell'Inferno, in Nuove letture dantesche, 1966).

"Tu se' lo mio maestro" (Inf. I, 85) gli dice Dante, in cui "magister" ha un significato più ampio del modello di bello scrivere, per diventare maestro di vita morale, colui che, pur non avendo avuto la rivelazione della fede, ha tenuta alta la lampada per far luce a quanti vengono dopo di lui.

Pg. XXII, 67-69
Facesti come quei che va di notte,
che porta il lume dietro e sé non giova,
ma dopo sé fa le persone dotte.

Virgilio rappresenta, così, quell'umana virtù che costituisce il primo gradino del processo di ascesi dell'anima che, partendo dalla ragione, giunge ad una fede consapevole.

"Tu se' ... 'l mio autore" (Inf. I, 85) dice ancora Dante. Virgilio è l'"auctor", il precedente imprescindibile, il modello sicuro, la memoria, insieme personale e storica, colui che testimonia e conferma a Dante, con l'Eneide, la natura provvidenziale ed universale dell'Impero Romano, che prepara ed accompagna la redenzione spirituale operata da Cristo. Nel Convivio il poeta aveva, infatti, asserito che "'autore' ... si prende per ogni persona degna d'essere creduta e obedita" (Convivio IV, vi, 5).

Il rinnovato incontro con Virgilio, che pure aveva già segnato profondamente gli anni della formazione, segna, per Dante, il passaggio dalla giovinezza spirituale e poetica alla piena maturità stilistica ed interiore. Proprio grazie a questo passaggio Dante potrà parlare ancora di Beatrice, l'altro evento fondamentale nella sua vita, e finalmente nel modo degno che si augurava alla fine della giovanile Vita Nuova.

 

© Hochfeiler 1997