Luigi Pirandello

Luigi Pirandello

"La voce di Dante è eterna: parla delle viscere stesse della terra"

Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini

«La Divina Mimesis: do alle stampe oggi queste pagine come un “documento”, ma anche per fare dispetto ai miei “nemici”: infatti, offrendo loro una ragione di più per disprezzarmi, offro loro una ragione di più per andare all’Inferno.»

L’idea di una “riscrittura” della Commedia dantesca venne in mente a Pasolini fin dal 1963, e lo accompagnò per il resto della vita. Solo nel 1975, infatti, egli si decise a dare alle stampe le pagine già scritte, che videro la luce postume. Con l'intenzione di creare qualcosa di "ribollente e magmatico", Pasolini si addentra in un inferno neocapitalistico e, dando voce a polemiche culturali e sociali, in un continuo intreccio di realtà e invenzione, offre un catalogo dei peccatori della sua epoca: i conformisti, i volgari, i cinici, i deboli, gli ambigui, i paurosi, i piccoli benpensanti, i servili... Nonostante ci restino solo i primi due canti, più alcuni frammenti del III, IV e VII, La Divina Mimesis rimane un'opera forte, necessaria, l'eredità dell'ultimo poeta civile italiano.

Primo Levi

Primo Levi

Il racconto di Primo Levi tiene costantemente presente l’Inferno dantesco, basandosi sulla trasparente metafora LAGER = INFERNO.
Il viaggio verso Auschwitz è un viaggio verso l’inferno. L’autocarro che trasporta i prigionieri è assimilato alla barca che traghetta le anime dannate al di là del fiume Acheronte.
Il soldato tedesco che li sorveglia è chiamato il nostro Caronte, ma invece di gridare "guai a voi, anime prave", come il Caronte dantesco (Inf. III, v. 84), chiede loro danaro ed orologi.
Anche sulla porta del Lager c’è una scritta, ARBEIT MACHT FREI (il lavoro rende liberi), come sulla porta dell’Inferno dantesco (vv. 1–11)

Torquato Tasso

Torquato Tasso

"Nessun poeta, fuorché Dante, fa professione dell'allegoria."